Bouledogue Francese

IL BOULEDOGUE

Un tipico molossoide di piccola taglia. Possente per la sua piccola taglia, corto, compatto in tutte le sue proporzioni, con muso corto, naso rincagnato, orecchi eretti e una coda naturalmente corta. Deve avere l’aspetto di un animale attivo, intelligente, molto muscoloso, di costruzione compatta con una solida ossatura. Le dimensioni per i maschi sono di 27-35 cm al garrese con peso tra 9-14 kg, mentre le femmine devono avere un’altezza al garrese di 24-32 cm con peso di 8-13 kg. I colori ammessi dallo standard sono il fulvo, bringé (tigrato) e caille (bianco con macchie bringé o fulve). Ultimamente si vedono soggetti di colore blu o black tan, queste colorazioni non sono riconosciute dallo standard e sono attualmente considerate difetto molto grave, quindi diffidate da chi vende questi esemplari.

Il Bouledogue Francese è un eccellente cane da compagnia con un ottimo carattere; è un giocherellone e mai aggressivo. Si adatta perfettamente alla vita in appartamento e i pregi sono il pelo raso che non emette odore, l’assenza di bava alla bocca e l’indole non chiassosa. Con i proprietari, adulti e bambini, è dolcissimo ma in certe occasioni manifesta la sua natura di “bullo” senza aver paura di nulla. È di fondamentale importanza educarlo fin da piccolo ed evitare di viziarlo troppo.

LA STORIA 

Il Bouledogue che conosciamo è il prodotto dei diversi incroci, in particolare tra il toy bulldog e il ratier (razza scomparsa), fatti da entusiasti allevatori nei quartieri popolari di Parigi negli anni 1880. A quell’epoca, da cane di scaricatori, macellai e cocchieri dei mercati generali (le Halles), seppe conquistare l’alta società e il mondo degli artisti col suo aspetto fisico tanto particolare e il suo carattere. Gli allevatori francesi erano pochi, di origine modesta, ma determinati a fissare le caratteristiche della razza; la loro principale preoccupazione era di selezionare, non senza difficoltà e malgrado le critiche dei cinofili, cani dalle orecchie dritte e dal muso più corto possibile.

Il primo Club di razza fu fondato nel 1880 a Parigi. Il primo registro di iscrizioni è del 1885 e il primo standard fu fissato nel 1898, anno in cui la Société Centrale Canine riconobbe la razza di Bouledogue Français, tutelata dal Club chiamato la “Riunione degli Amatori di Bouledogue Francesi”. Il primo cane di questa razza venne presentato in esposizione nel 1887. Lo standard fu modificato nel 1931-1932 e nel 1948; fu rivisto nel 1986 da Reant e R.Triquet (pubblicazione FCI 1987), poi nel 1994 dal comitato del Club del Bouledogue Français con la collaborazione di R. Triquet.

Il primo esemplare di Bouledogue in Italia fu importato dal Marchese di Mari nel 1911. La razza si diffuse tra gli anni 1933 e 1938. Negli anni immediatamente precedenti la Seconda Guerra Mondiale fu fondato anche un Club per la tutela del Bouledogue Francese, che nel periodo bellico cessò l’attività e non fu più ricostituito. A seguito del conflitto mondiale la razza decadde e solo nel 1968 furono iscritti 8 esemplari al Libro Genealogico. Dagli anni ’80 il Bouledogue è tornato ad interessare i cinofili italiani, e alcuni appassionati hanno iniziato ad allevare con successo.

LA SALUTE

PATOLOGIE CARDIACHE

Le malformazioni cardiache tipiche della razza sono la stenosi della valvola polmonare e la stenosi della valvola aortica. La stenosi polmonare comporta una parziale ostruzione nel flusso di sangue tra ventricolo destro e il polmone. A causa di questa patologia, nelle forme più gravi, si ha dapprima un aumento dello spessore del muscolo cardiaco (ipertrofia) di destra, e successivamente un grave sfiancamento del ventricolo con conseguente insufficienza cardiaca. La stenosi polmonare è la frequente nella razza ed è già presente in giovane età mentre la stenosi aortica (ostruzione a livello della valvola aortica con difficoltà nel passaggio di sangue tra ventricolo sinistro e grande circolo) si evidenzia e si diagnostica dai 12 mesi perché ha carattere progressivo. La diagnosi avviene tramite ecocardiografia.

La diagnosi, l’impatto clinico della malattia e la gestione della stessa vengono realizzate attraverso la visita, la rilevazione di soffi cardiaci, l’impiego di mezzi strumentali quali l’elettrocardiogramma, la radiografia toracica e l’ecocardiografia.

DISCOPATIA INTERVERTEBRALE

E’ una razza definita condrodistrofica che a seguito della selezione genetica l’apparato scheletrico si accresce in modo anomalo quindi con sviluppo anomalo di alcune strutture della colonna vertebrale, quali le vertebre e il disco intervertebrale. Le vertebre possono presentarsi non perfettamente formate, come nel caso di emivertebre o di vertebre di transizione. Le emivertebre sono vertebre di dimensioni ridotte e di forma irregolare, si ritrovano tipicamente a livello toracico e possono essere asintomatiche. È importante escludere dalla riproduzione soggetti con un numero elevato di emivertebre o soggetti con sintomi neurologici a causa di esse. Il disco intervertebrale puo’ perdere l’elasticità e quindi la sua funzione di ammortizzare i movimenti della colonna; sottoposto ad un carico eccessivo puo’ erniare verso il canale vertebrale dove si trova il midollo spinale, comprimendolo e ostacolando la conduzione degli impulsi nervosi in base alla quantità del materiale erniato e al tratto di colonna interessato. I sintomi compaiono in modo acuto, senza collegamento con un trauma recente, e dolorabilità del soggetto.

Uno studio radiografico permette di valutare la conformazione delle vertebre e dei dischi intervertebrali; si può associare un esame neurologico per valutare possibili deficit causati dalla compressione del midollo spinale.

CATARATTA GIOVANILE EREDITARIA

La cataratta è un’opacità diffusa o localizzata del cristallino che permette la messa a fuoco delle immagini sulla retina. La presenza di opacità sul cristallino causa una scorretta visione; con opacità parziale la funzione visiva viene parzialmente conservata mentre se l’opacità è bilaterale e diffusa su tutto il cristallino causa la cecità totale. Il segno clinico di cataratta è la presenza di opacità biancastra trasluci dall’interno dell’occhio che si puo’ associare a difficoltà visive, come l’incapacità di evitare ostacoli. Nella razza è descritta la cataratta su base ereditaria che colpisce i soggetti giovani, spesso ad entrambi gli occhi. Nel caso di EHC è presente un test genetico che indica se il soggetto in analisi è FREE (sano), CARRIER (portatore) o MALATO.

Oltre la forma ereditaria, la cataratta puo’ essere metabolica, nutrizionale o congenita associata alla persistenza della membrana pupillare o della struttura ialoidea. L’esclusione di queste forme di cataratta avviene con una visita oculista effettuata attorno 12 mesi di età e da ripetere ogni 12-24 mesi.

LUSSAZIONE DELLA ROTULA

Per lussazione della rotula s’intende la dislocazione della rotula dal solco femorale. Normalmente durante il movimento di flessione ed estensione dell’articolazione del ginocchio la rotula scorre all’interno del solco femorale (una “guida” che si trova sul femore). Le cause che portano allo sviluppo della patologia sono un’anomala conformazione di uno o più strutture anatomiche coinvolte nell’articolazione. La lussazione puo’ essere mediale (interna, più frequente nel Bouledogue) e laterale (esterno). Il protocollo per la diagnosi prevede l’esecuzione di una visita ortopedica manuale condotta sul cane non sedato, dopo i 10 mesi d’età; a seguito della visita il veterinario (abilitato CeLeMasche o FSA) definisce il grado di lussazione che va dal grado 0 al grado 4. Per la riproduzione selezionata l’ENCI indica l’ammissione di soggetti di grado 1 unilaterale (ammessi 0/0 e 0/1).

SINDROME BRACHICEFALICA (BAOS)

E una condizione che colpisce le razze brachicefalie (es: Carlino, Bulldog inglese, Dogue de Bordeaux). I sintomi sono la respirazione rumorosa, bassa resistenza all’esercizio fisico, vomito e rigurgiti accentuati dall’eccitazione dall’affanno, rantoli e sibili durante la respirazione soprattutto durante l’esercizio fisico. La patologia è definita sindrome perché è l’associazione di malformazioni come le narici stenotiche, il velo palatino lungo e il faringe distorto. I soggetti con la sindrome non devono essere sottoposti a stress, esercizio fisico, eccitazione, fumo di sigaretta e devono esser tenuti in ambienti freschi. Se la sintomatologia si aggrava si procede ad un trattamento chirurgico che prevede l’accorciamento del palato molle, l’allargamento delle narici.